Kali Indian Goddess

The Kali was designed for graphics for the promotion of the Kalimela festival in 2015.

Kālī (काली) is a female Hindu deity, a terrible, aggressive and non-maternal manifestation of the Goddess. Described as a combative and ferocious, Kālī (“the Black”).

She ‘s often associated with the god Śiva, his consort, whose complementary aspects he embodies.

Destruction is the main characteristic of the Goddess, who completes the functions performed by Brahmā the creator and Vishnu the preservator; she illustrates the dark and negative character of God.

For the Hindu view of reality, Kali is in relation to being in the kaliyuga (lit. “era of the losing score”) the last of the four yugas, of an approach that takes into account, in addition to liberation, also the enjoyment of world or Tantrism, the world is not Mayan, but power.

And this leads by itself to consider in the resurfacing in the foreground of the figure of a Goddess or Divine Woman, Shakti, (especially as Kali and Durga). She’s the brilliant, burning, vital quality power of female origin, whether it expresses itself in divine or human form and its appearance is terrible because it implies a radical change, which dissolves everything, conceived as a destruction of creation and time and the power for which it is carried out is symbolized by the frightening image of dancing Kali.

The history of Kali.

Her destructive function is expressed in the aforementioned version of her genesis as an irate aspect of Durga and who wants her as the only goddess capable of killing Raktabija, the demon against whom the gods had engaged the final clash.
Raktabija seemed invincible because as soon as a drop of his blood touched the ground another demon was born and so on and on. From Durga’s eyebrow then, Kali was born, the supreme night that devours all that exists, time that destroys the worlds; with his mouth he drank all the blood of Raktabija avoiding it touching the ground and then he cut off his head cleanly.
The thirst for blood, violence, death made intoxicated the goddess who no longer stops, and only Shiva, her husband, can stop her by throwing herself on her. Kali would also like to kill Shiva and knock him down, but when she recognizes her spouse, she stops.

L’opera Kali è stata destinata alle grafiche per la promozione del festival Kalimela nel 2015.

Kālī (काली) è una divinità femminile hindu, manifestazione terribile, aggressiva e non materna della Dea. Descritta come battagliera e feroce, Kālī (“La Nera”) è spesso associata al dio Śiva, suo consorte, del quale incarna gli aspetti complementari.

La distruzione è la maggior caratteristica della Dea, che completa le funzioni esplicate da Brahmā il creatore e Vishnu il preservatore; ella illustra il carattere oscuro e negativo del Dio.

Per la visione induista della realtà, Kali è in relazione al fatto di essere nel kaliyuga (lett. “era del punteggio perdente”) l’ultimo dei quattro yuga, di un approccio che tenga in considerazione, oltre alla liberazione, anche il fruimento del mondo ossia il Tantrismo, il mondo non è maya, ma potenza.

E ciò porta da sé a considerare nel il riaffiorare in primo piano della figura di una Dea o Donna Divina, Shakti, (soprattutto come Kali e Durga). Essa è la brillante, bruciante, vitale potenza di qualità di origine femminile, sia che si esprima in forma divina che umana ed il suo aspetto è terribile perché implica un cambiamento radicale, che tutto dissolve, concepito alla stregua di una distruzione del creato e del tempo e la potenza per cui si attua è simboleggiata dall’immagine spaventevole di Kali danzante.

La Storia di Kali.

La sua funzione distruttiva si esplica nella citata versione della sua genesi quale aspetto irato di Durga e che la vuole quale unica dea in grado di uccidere Raktabija, il demone contro il quale gli dei avevano ingaggiato lo scontro finale. Raktabija sembrava invincibile in quanto appena una goccia del suo sangue toccava terra nasceva un altro demone e così all’infinito. Dal sopracciglio di Durga allora, nacque Kali, la notte suprema che divora tutto ciò che esiste, il tempo che distrugge i mondi; con la sua bocca bevve tutto il sangue di Raktabija evitando che toccasse terra e poi gli tagliò di netto la testa. La sete di sangue, di violenza, di morte rese ebbra la dea che più non si ferma, e solo Shiva, il suo sposo, riesce a fermarla gettandosi su di lei. Kali vorrebbe uccidere anche Shiva e lo atterra, ma quando riconosce il suo sposo, si ferma.